A proposito di sesso: Il sidenafil cura il desiderio

1283788820 75 A proposito di sesso: Il sidenafil cura il desiderio Il sidenafil cura il desiderio, anche quello femminile. Lo ha dimostrato Salvatore Caruso, del dipartimento di microbiologia e ginecologia dell'ospedale Santo Bambino di Catania, con una ricerca condotta su alcune donne affette da disfunzioni sessuali. Per lo studio, pubblicato sul British Journal of Obstetrics and Gynaecology, Caruso ha considerato l'analogia anatomica tra gli organi sessuali maschili e femminili e ha quindi studiato gli effetti del sidenafil, il principio attivo del Viagra, su entrambi. Nell'uomo il Viagra agisce mantenendo lo stato di turgore dei 'corpi cavernosi' del pene e potenziando quindi lo stato erettile. Ma anche il clitoride è costituito da corpi cavernosi. Allora, perché non usare lo stesso farmaco per curare i disturbi femminili della funzione sessuale? Detto fatto. Caruso e colleghi hanno somministrato a un campione di 51 volontarie tra i 22 e i 38 anni il sildenafil oppure un placebo per un periodo di quattro settimane. Ai vari parametri della funzione sessuale è stato assegnato un punteggio convenzionale sulla base di un questionario che le volontarie dovevano compilare una volta al mese. Per esempio, per il grado di eccitazione, il punteggio era di 4,2 per il gruppo "sildenafil" e di 2,6 per il gruppo "placebo", mentre in assenza di trattamento il punteggio era di 1,5. Tutti i parametri hanno registrato un sensibile miglioramento in seguito al trattamento con il sidenafil, che si è rivelato decisamente più efficace del placebo. Quasi assenti gli effetti collaterali. "I nostri risultati – spiega Caruso – dimostrano che il sildenafil è in grado di aumentare il grado di eccitazione delle donne".

Disinfettanti inutili e dannosi
I prodotti disinfettanti che usiamo comunemente nelle nostre case sono inefficaci e anche controproducenti. E' quanto sostiene una ricerca condotta da Maura Meade dell'Allegheny College in Pennsylvania e presentata al meeting annuale dell'American Society for Microbiology. Secondo lo studio il triclosan, sostanza attiva presente nei prodotti antibatterici, è inefficace contro maggior parte dei batteri responsabili di infezioni gravi e letali, come diarree e meningiti. Inoltre, favorirebbe lo sviluppo di "biofilm", sottili pellicole di microrganismi, che possono essere dannosi per l'uomo sopprimendo invece batteri benefici. Il triclosan si trova in circa 700 prodotti, saponi e detersivi di uso domestico, disinfettanti usati negli ospedali, nonché dentifrici, creme anti-acne e detergenti. Secondo la Meade più che ricercare sostanze antibatteriche più potenti si dovrebbe combattere l'ossessione battericida invalsa tra i consumatori informando sul ruolo benefico che molti microrganismi rivestono per la salute umana.

Infezioni ospedaliere sotto osservazione
In Italia, un paziente su dieci prolunga la sua degenza in ospedale a causa di un'infezione contratta in reparto. E ogni anno vengono registrati tra i 500-700 mila casi di "infezioni ospedaliere", che costano alla Sanità nazionale fino a 2000 miliardi di lire e causano la morte di circa 6-7000 persone. Per fronteggiare questa realtà è nato il progetto Inf-Nos, un'iniziativa promossa dall'ospedale "Spallanzani" di Roma in collaborazione con Glaxo Wellcome. "Nonostante le raccomandazioni del Ministero della Sanità", spiega Giuseppe Ippolito, direttore scientifico del nosocomio romano, "la sorveglianza delle infezioni ospedaliere non è ancora una pratica diffusa. Vorremmo introdurre un metodo epidemiologico standardizzato di rilevazione che raccolga tutti i dati provenienti da più ospedali". Questo modello è già stato adottato in via sperimentale in 16 ospedali medio-grandi della penisola e, probabilmente, già dal prossimo autunno si potrà avere una fotografia dettagliata del problema. In molti casi le infezioni ospedaliere sono una conseguenza dell'avanzamento della scienza medica: paradossalmente il maggior numero di infezioni si verifica nei centri ospedalieri più avanzati. Dove, cioè, si curano pazienti immunocompromessi o si effettuano interventi con procedure invasive. Tuttavia, continua Ippolito, "almeno il 30 per cento delle infezioni oggi esistenti potrebbe essere eliminato con un sistema di sorveglianza"

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