La paura di sbagliare il calcio di rigore Un gruppo di psicologi dell’University of Exeter ha verificato sperimentalmente il rapporto tra ansia, controllo dell’attenzione e inadeguatezza della prestazione calcistica «Nino non aver paura/di sbagliare un calcio di rigore/non è mica da questi particolari/che si giudica un giocatore» cantava trent’anni fa Francesco de Gregori, raccontando il successo del dodicenne timido, che affronta le prime prove sui campi di gioco e riesce a tirare «senza guardare e il portiere lo fa passare».Il sovraccarico di responsabilità può favorire lo sviluppo dell’ansia da prestazione. Se l’ansia è un segnale positivo di allerta, che focalizza l’attenzione, un eccesso può risultare paralizzante, perché devia dal comportamento finalizzato e spinge la persona a soddisfare quei bisogni, che provocano o un maggiore dispendio dell’energia necessaria per impegnarsi nell’azione o un adattamento ai fattori, che distraggono dal compito.Gli studi sull’attenzione, come processo di selezione degli stimoli per dirigere il comportamento e aumentare l’apprendimento, hanno favorito lo sviluppo di un settore della psicologia, che ha verificato sperimentalmente i rapporti tra la qualità del conoscere, imparare, agire e la focalizzazione sugli stimoli e gli eventi percepiti. Mark Wilson, Greg Wood e Samuel Vine, psicologi dello sport presso l’University of Exeter- School of Sport and Health Sciences, hanno realizzato un laboratorio sperimentale sull’ansia da prestazione del calciatore, incaricato di tirare un calcio di rigore. Ne descrivono le modalità e i risultati nel saggio «Anxiety, attentional control, and performance impairment in penalty kicks», pubblicato nel «Journal of sport and exercise psychology», dec.2009.I tre ricercatori hanno voluto verificare la teoria del controllo attenzionale in ambiente sportivo, secondo cui i disturbi da ansia possono assalire una persona impegnata in un compito difficile, dall’esito incerto, dipendente dalla sola attività dell’operatore.Il calciatore che è solo difronte al portiere e deve tirare il calcio di rigore si trova in una situazione stressante di questo tipo. Diventa preda di uno stato d’ansia, che non si risolve facilmente.Gli studiosi hanno messo 14 giocatori della squadra di calcio universitaria in questa situazione e hanno registrato i movimenti oculari e la direzione dello sguardo di ognuno impegnato a fare goal. Hanno scoperto che lo stato di tensione, che ha toccato ogni calciatore, è stato talmente forte che, anziché concentrarsi sugli elementi dominabili dell’azione, come il pallone, la traiettoria e il tiro, la maggior parte si è distratta a guardare il portiere, come a difendersi dal maggiore ostacolo sulla strada del pallone per la rete.Una seconda prova, ancora più stressante, ha mostrato all’analisi che molti alternavano la loro attenzione dalle mosse potenziali del portiere alla posizione del pallone nella rete. Lo studio della traiettoria sotto l’effetto di tiri imparabili non è stato preso in considerazione che da qualcuno.I ricercatori ritengono che quando la situazione d’ansia diventa insostenibile, chi deve tirare il rigore si faccia attrarre dalla presenza del portiere e devii la sua attenzione dall’obiettivo primario di dare un calcio al pallone con un effetto imparabile, che, per esempio, arrivi all’incrocio dei pali o abbia un andamento parabolico imprevisto.Il dodicenne della canzone di de Gregori lo sapeva. Gli allenatori dovrebbero spingere in questa direzione il comportamento dei calciatori per evitare prestazioni inadeguate. Copyright2010©irio coppa del mondo, calcio, attenzione, perdita d'attenzione, controllo dell'ansia, stress, sovraccarico di responsabilità
Postato da: orsola a 17:50 | link | commenti (1) fondamenti 107 ![]()
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