Sessuologia: L’impotenza (Dott. C. Benassai)

1278590416 40 Sessuologia: L’impotenza (Dott. C. Benassai)

La disfunzione erettile (meglio conosciuta come impotenza) è un fenomeno purtroppo ampiamente diffuso: la Società Italiana di Andrologia parla di una prevalenza del 13% sul totale della popolazione maschile con più di 20 anni, percentuale che tende ad essere più significativa con l’avanzare dell’età, fino ad arrivare a coinvolgere 1 uomo su 2, una volta raggiunti i 70 anni.

La disfunzione erettile (impotenza) è la persistente o ricorrente impossibilità a raggiungere (o mantenere) un’erezione adeguata fino al completamento di una soddisfacente attività sessuale. Vale la pena sottolineare che la maggior parte degli uomini può essere soggetta a questo tipo di disturbo in modo periodico e che l’occasionale fallimento nell’iniziare o nel portare a termine un rapporto sessuale costituisce una condizione più che nella norma. Nella coppia abituata ad avere una vita sessuale soddisfacente l’insorgere di una tale problematica può creare preoccupazione e ansia con pesanti ripercussioni sulla vita di relazione.

Dal 1998 l’approccio medico alla comprensione e al trattamento dell’impotenza è molto cambiato: l’introduzione del Viagra (sildenafil) ha contribuito a diffondere l’idea che si tratti di una disfunzione totalmente imputabile a problematiche organiche. in realtà, a seguito dell’assunzione di Viagra, la percentuale di rapporti riusciti varia dal 65 all’80%. La famosa “pillola blu”, assieme alle nuove versioni come il Cialis (tadalafil) e il Levitra (vardenafil), rischia di far apparire il problema fin troppo semplice da risolvere, promettendo risultati talvolta irrealistici.

È bene non dimenticare che in questo, come in tutti gli altri disturbi sessuali, sono in gioco molteplici fattori di natura organica, psicologica e socio-culturale.

Quello dell’erezione è un meccanismo fisiologicamente molto complesso, caratterizzato da una stretta sinergia tra il sistema nervoso centrale (dove nasce il desiderio, attraverso le sensazioni visive, tattili, olfattive e psicogene) e il sistema vascolare; questo meccanismo può arrestarsi a diversi livelli: alcuni uomini presentano l’incapacità di avere l’erezione fin dall’inizio dell’approccio sessuale, altri lamentano di perderla tentando la penetrazione o dopo che quest’ultima è avvenuta.

Sebbene la capacità erettile durante la masturbazione o al risveglio venga spesso mantenuta, talvolta anche questa può venire meno. Il disturbo dell’erezione può essere primario (o permanente), quando si è manifestato fin dai primi tentativi di rapporti sessuali, e secondario (o acquisito), se insorge successivamente. Inoltre, si riscontrano forme in cui il disturbo è situazionale, si manifesta, cioè, solo in certe situazioni o con una determinata partner e forme in cui e’ generalizzato, se non esistono in assoluto situazioni di funzionalità normale.

Il miglior approccio terapeutico per la disfunzione erettile è quello che deriva da un inquadramento diagnostico globale del disturbo attraverso un’attenta analisi del paziente, delle sue abitudini di vita, della sua relazione di coppia, del suo stato di salute generale ed un appropriato iter diagnostico. Esistono, infatti, molteplici fattori di rischio che, a prescindere dall’età, si associano alla disfunzione erettile: tra i più comuni ricordiamo il diabete, malattie psichiatriche, neurologiche, vascolari e cardiovascolari (e i fattori di rischio ad esse correlate: ipercolesterolemia, obesità, ipertensione arteriosa, dislipidemie… nonché gli effetti collaterali dei farmaci prescritti per la loro cura) e cattive abitudini di vita, come sedentarietà, fumo, abuso di alcol e droghe.

In assenza di cause organiche, è buona norma analizzare i fattori psicologici individuali e relazionali che possono essere alla base del disturbo dell’erezione. Di seguito elenchiamo solo le cause più importanti e di più frequenti:

  • Paura dell’insuccesso. È molto legata all’atteggiamento culturalmente diffuso che un “vero uomo” è in grado di avere un’erezione in qualsiasi momento e con qualsiasi donna, come se fosse un test da superare. Può essere basata su esperienze negative pregresse, su esagerata reattività ai normali cali di erezione durante i preliminari e il rapporto, eccessiva attenzione al piacere della partner, pretese di prestazioni da parte della partner, ecc.
  • Atteggiamenti di difesa involontari. Essi rendono difficile o impossibile il necessario abbandono, ostacolando le normali reazioni sessuali a vari livelli. Questo è il fenomeno caratteristico che Masters e Johnson chiamarono “Spectatoring”: essere spettatori di se stessi, osservatori e, spesso, giudici delle proprie reazioni.
  • Difficoltà a produrre un comportamento sessuale efficace. Queste difficoltà possono essere conseguenti all’ignoranza delle dinamiche sessuali o a timori e sensi di colpa che ostacolano la sperimentazione e l’esplorazione della sessualità. Portano la persona più o meno inconsapevolmente a cercare partner poco attraenti, rapporti sessuali in circostanze sfavorevoli, impedire in vari modi alla partner di stimolarlo in modo efficace, non assecondare le proprie sensazioni erotiche, far si che la mente venga assorbita da pensieri antierotici, ecc.

Non meno importanti sono alcune possibili cause da ricercarsi all’interno delle dinamiche relazionali della coppia:

  • Rifiuto della partner. Quando una persona non prova attrazione dal punto di vista fisico o psicologico, riesce difficile, se non impossibile, funzionare sessualmente. Se l’uomo non ne è consapevole, può pensare di avere un disturbo che in realtà rappresenta solo una normale reazione fisiologica.
  • Proiezioni sulla partner. Proiezioni di vissuti non derivanti dall’esperienza attuale dell’individuo ma da quella precedente con i genitori rendono difficile l’abbandono sessuale (ad es. l’immagine interna di una madre critica, autoritaria e punitiva rivissuta sulla partner).
  • Mancanza di fiducia / Conflitti legati a chi controlla o comanda nella coppia. Il sesso in questo caso diventa uno strumento per esercitare il proprio potere.
  • Importanti aspettative consapevoli o inconsapevoli deluse.
  • Difficoltà nella comunicazione. Una relazione sessuale riuscita implica spesso la possibilità di essere in grado di comunicare con sufficiente chiarezza i propri bisogni, desideri ed emozioni. Ogni ostacolo nel fare questo può tradursi nella difficoltà a portare avanti adeguatamente la relazione anche sessuale.

Le cause sopra elencate sono certamente valide anche per le forme di impotenza femminile. Anche nella donna, infatti, esistono due diverse disfunzioni sessuali accomunate dall’impossibilità di avere rapporti sessuali soddisfacenti e classificate come disturbi da dolore sessuale: la dispareunia e il vaginismo. Esse sono tra i disturbi più complessi, poiché chiamano in causa il delicato legame che unisce le due opposte sfere del dolore e del piacere anche a livello simbolico.

La manifestazione fondamentale della dispareunia è un dolore genitale associato al rapporto sessuale, pur in assenza di anomalie genitali e di particolari condizioni mediche. L’intensità dei sintomi può variare da una lieve sensazione dolorosa ad un dolore intenso. Talvolta la ripetuta esperienza di dolore può causare l’evitamento di esperienze sessuali, compromettendo relazioni sessuali già esistenti o limitandone di nuove. Il disturbo da dolore sessuale può essere acquisito o permanente, generalizzato a tutte le situazioni sessuali o presente solo in determinate situazioni e/o condizioni sessuali.

Una delle cause più frequenti è il risentimento verso il partner che, non trovando altro canale espressivo, si manifesta attraverso la somatizzazione dolorosa.

L’incidenza maggiore della dispareunia femminile, rispetto a quella maschile, trova riscontro in esperienze dolorose fisiologiche esclusivamente femminili: mestruazioni, deflorazione, parto e menopausa. Sono abbastanza frequenti i casi di dispareunia post-partum, quelli che seguono un’isterectomia, una mastectomia o la menopausa: le manifestazioni dolorose in questi casi sono conseguenti alla sensazione di perdita, alla ribellione contro l’invecchiamento e la malattia.

Il vaginismo, invece, ha come manifestazione principale la ricorrente o persistente contrazione involontaria dei muscoli perineali che circondano l’esterno della vagina quando si tenta la penetrazione, non solo durante un rapporto sessuale, ma anche con un dito, un tampone o uno speculum. 

In alcune donne si può arrivare a uno spasmo muscolare anche solo all’idea dell’introduzione in vagina di un oggetto. La contrazione può variare da una forma lieve, che induce una certa tensione e disagio, fino a forme gravi che impediscono la penetrazione. Gli altri tipi di risposta sessuale (desiderio, eccitazione, orgasmo) possono essere mantenuti senza penetrazione.

Il disturbo si riscontra più spesso in donne giovani, con atteggiamenti negativi nei confronti del sesso e con storie di abusi o traumi sessuali. Il vaginismo ha di solito un esordio repentino, manifestandosi per la prima volta durante i primi tentativi di penetrazione sessuale da parte di un partner o durante la prima visita ginecologica. non sono rari degli esordi a seguito di esperienze sessuali traumatiche (abuso) o di uno stato di malattia generale. Qualunque stimolo negativo associato all’atto sessuale o alla penetrazione vaginale può essere responsabile dell’acquisizione di questa reazione, a prescindere dal fatto che la paziente ne sia o no consapevole.

La paura degli uomini e l’ignoranza del sesso o del parto possono influenzare l’insorgere di vaginismo, così come sentimenti di rabbia e ostilità nei confronti del partner. Spesso una rigida educazione familiare con atteggiamenti restrittivi che suscitano senso di colpa e ansia riguardo al sesso hanno un ruolo fondamentale nella genesi del disturbo. in altri casi, però, non si riesce ad individuare né un conflitto psichico specifico né un evento trauma particolare.

Nella moderna sessuologia è opinione comune che tutte le impotenze, anche quelle di tipo prettamente organico, possano trarre beneficio da interventi di tipo psicologico (o psicoterapeutico), in combinazione a terapie mediche o chirurgiche, qualora queste ultime siano necessarie, poiché un qualsiasi deficit di questo tipo non può non produrre tensioni psicologiche o stress a livello personale e nel rapporto con il partner, contribuendo al mantenimento della disfunzione stessa.

In una coppia con difficoltà sessuali è necessario raggiungere un clima di collaborazione, fiducia e serenità per accrescere l’efficacia dei tentativi per superarle, ma anche riuscire a parlare apertamente dei propri timori e dei propri sintomi con gli specialisti dei diversi settori coinvolti nel trattamento di questi disturbi.

Comprendere quali sono i fattori e i comportamenti che ostacolano o favoriscono una vita sessuale soddisfacente è un punto di partenza necessario, dal momento che conoscere i problemi costituisce il primo fondamentale passo per risolverli.

Dott. Claudio Benassai – Psicosessuologo

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